Addomesticare gli elettrodomestici [Monologo di Woody Allen]

5 April, 2007 by Philapple

Questa non so se l’avete già sentita. Molto tempo fa – è una strana storia – mi trovavo a Los Angeles. Fui invitato a una festa a casa d’un grosso produttore. A quell’epoca c’era in progetto di trarre una commedia musicale dal Sistema Metrico Decimale; e cosi volevano che ci lavorassi io. Mi recai dunque nell’ufficio di quel produttore, al centro di Los Angeles.
Entro in ascensore. Non c’è nessuno. Non ci sono pulsanti né niente. E si ode una voce che dice: “Dica a che piano deve andare, prego”.
Mi guardo intorno. Non c’è nessuno. Sono preso dal panico. Poi vedo un cartello che dice che si tratta di un ascensore di nuovo tipo, che funziona col sonoro. Basta pronunciare il numero del piano cui voglio salire, e lui mi ci porta. Allora dico: “Al terzo, per favore”.
Le porte si chiudono, l’ascensore parte. A questo punto incomincio a sentire un certo impaccio perché io parlo, credo, con un leggero accento newyorkese, mentre l’ascensore non ha nessuna sfumatura dialettale.
Al terzo piano, scendo. Mi avvio per il corridoio e mi guardo indietro. Mi era parso di sentire l’ascensore fare un commento. Allora mi volto rapidamente ma le porte si richiudono subito e l’ascensore ridiscende. Lasciamo perdere… non mi andava di aver a che dire con un ascensore di Los Angeles, a quel tempo… Ma non è questa la parte strana della storia, questa è la parte più o meno normale.
Non ho mai avuto, in vita mia, un buon rapporto con gli oggetti meccanici, di alcuna sorta. Tutto ciò con cui non posso ragionare, che non posso vezzeggiare e coccolare, mi mette in crisi. Ho un orologio le cui lancette si muovono, chissà perché, in senso antiorario. Ho una lampada solare, a raggi ultravioletti, che quando mi stendo per prendere la tintarella, si annuvola e mi piove addosso. Ho un tostapane ch’è un bruciapane. Odio la doccia che ho in casa, perché basta che un, solo cittadino degli Stati Uniti apra l’acqua di casa sua per farmi schizzare fuori tant’è bollente. Ho un registratore a nastro, che m’è costato centocinquanta dollari, e, quando gli detto qualcosa, mi fa: “Lo so, lo so”.
Circa tre anni fa, ne ebbi abbastanza. Una sera convocai tutti i miei apparecchi in salotto, dal primo all’ultimo: tostapane, orologio, frullatore e compagnia bella. E così tenni loro un discorsetto. Fui adorabile. Esordii con una battuta di spirito, poi venni al sodo: “Non so cosa v’è preso, però dateci un taglio”.
Mi rivolsi uno a uno a tutti gli elettrodomestici, per addomesticarli. Fui molto eloquente. Alla fine, provai un gran sollievo.
Due sere dopo, sto lì a guardare la televisione, quand’ecco che il televisore si mette a saltellare su e giù. Mi alzo in piedi e… io parlo sempre prima di colpire… e gli dico: “Credevo di essermi spiegato bene. Qual è il problema?”.
Il televisore seguitava a saltellare. Allora lo colpii, di gusto. Lo picchiai di santa ragione. Gli divelsi l’antenna. Mi sentii molto virile.
Di lì a un paio di giorni, vado dal dentista, nel centro di New York. Anche lì c’è uno di questi ascensori parlanti che mi fa: “Gentilmente, dica a che piano deve andare”. E io: “Al sedicesimo”. Le porte si chiudono e l’ascensore parte. A un certo punto mi fa: “E’ lei quello che ha picchiato un televisore?”.
Mi sentii proprio un fesso, capirete. L’ascensore mi fece andare su e giù. Poi mi riportò giù di furia e mi scaricò nel seminterrato, gridandomi dietro improperi antisemiti.
Ma non è finita li. Quello stesso giorno, telefono ai miei. Mio padre era stato licenziato dalla ditta per cui lavorava da ben dodici anni. Lo avevano sostituito con un apparecchio che faceva tutto quello che faceva lui – solo che lo sapeva fare molto meglio. E non basta ancora. La cosa più deprimente è che mia madre era corsa subito a comprare quell’aggeggio.

Ragazzo sensibile [Monologo di Woody Allen]

16 February, 2007 by Philapple

Io non mi abbronzo facilmente. E neanche difficilmente. Mi spiego, ho i capelli rossicci e la pelle delicatissima. Quando vado in spiaggia non mi prendo una bella tintarella. No, mi becco un brutto colpo di sole.
Eppoi, alla spiaggia non ci andavo mai, perché sono di Brooklyn. I brooklinesi hanno solo Coney Island, che come spiaggia fa schifo. Correva voce durante la guerra che i sottomarini nemici – gli Uboot tedeschi, se vi ricordate – venivano lì, e l’inquinamento li corrodeva, nella zona di mare riservata ai bagnanti.
Ero un ragazzino sensibile, io, un vero poeta. In classe mia c’erano tipetti duri. Ce n’era uno, Floyd, che sedeva nel banco degli asini, capite, e aveva il cervello d’una zucca. Uno di quelli con la mentalità da vegetale. In anni successivi, diventammo però amici, da grandi. Io gli tolsi una spina da una zampa.
Una volta, da ragazzo, me ne stavo andando a lezione di violino. Passo davanti a una sala da biliardo e li c’era la ghenga di Floyd, che stava sgonfiando le gomme delle auto nei paraggi. Non solo a quelle parcheggiate, anche a quelle in movimento.
Io passo oltre come niente fosse e lui mi chiama, fa: “Ehi, Roscio!”.
Non ci ho visto più. Ero un ragazzo coraggioso. Poso il violino. Vado là e gli dico: “Non mi chiamo Roscio. Se mi vuoi, rivolgiti a me educatamente. Il mio nome è Heywood Allen, per tua norma e regola.”
Trascorsi quell’inverno su una sedia a rotelle dopo che un’équipe di chirurghi mi estrasse il violino. Per mia buona fortuna non prendevo lezioni di violoncello.
Io non sono pugnace. Non so battermi e, poi, ho i riflessi lentissimi. Una volta fui investito da un’auto con una gomma a terra, che la spingevano in due.

Il primo monologo di Woody Allen

15 February, 2007 by Philapple

Dall’ultima volta che ci siamo sentiti ci sono stati, nella mia vita privata, molti mutamenti significativi, di cui stasera possiamo parlare per, come dire, valutarli. Ho cambiato casa. Comincio dall’inizio. Prima abitavo nell’East Side, a Manhattan, ma venivo continuamente rapinato, aggredito e sadicamente picchiato nelle gengive. Allora mi sono trasferito in un palazzo di Park Avenue, uno di quei palazzi col portiere in livrea, sorvegliatissimo, costosissimo e magnifico. Ci abitavo da due settimane quando sono stato aggredito dal portiere.
Non so cos’altro c’è di nuovo… Ah sì! Dall’ultima volta che ci siamo sentiti sono diventato una Società in Accomandita. L’anno scorso, ebbi difficoltà col fisico. Volevo dedurre dal reddito imponibile la spesa per lo psicanalista, in quanto “cure mediche”, ma all’Ufficio Imposte Dirette mi dissero che rientrava sotto la voce “divertimenti”. Si arrivò a un compromesso, rubricandola come “contributi religiosi”.
Quest’anno dunque ho fondato una società. Io ne sono il presidente, mia madre ha la vice-presidenza, mio padre ne è il segretario perpetuo, mia nonna il tesoriere. Mio zio è nel Consiglio d’Amministrazione. Si sono coalizzati e hanno cercato di dimissionarmi. Io ho stretto un’alleanza di interessi con lo zio e abbiamo mandato mia nonna in galera.
Mi sono iscritto all’università, per laurearmi in filosofia. Frequentavo corsi di filosofia teoretica, come “Verità e Bellezza” e “Introduzione a Dio”, nonché “Propedeutica alla Morte”. Fui espulso, alla fine del primo anno, perché sorpreso a copiare all’esame scritto di metafisica. Sbirciavo dentro l’anima del mio compagno di banco.
In seguito alla mia espulsione, mia madre – donna molto sensibile – si chiuse in bagno e si fece un’overdose di pedine della dama.
Sono stato in analisi. Questo lo saprete già, sul mio conto. Da giovane, andavo in terapia di gruppo poiché non potevo permettermi una psicanalisi individuale. Fra noialtri nevrotici si disputava un campionato di baseball. Io ero il capitano della squadra dei Paranoici Latenti. Le partite si svolgevano la domenica mattina. Memorabile l’incontro fra Rosicchiatori di Unghie e Piscialletto. Vedere dei nevrotici giocare a baseball è uno spasso. Io, se commettevo un fallo, ero oppresso da sensi di colpa.
Inoltre, ho un cugino al quale i miei genitori volevano più bene che a me, da piccoli. E questo mi ha distrutto. Laureatosi a pieni voti, mio cugino si mise a fare l’assicuratore.
Si è sposato con una ragazza molto magra e sono andati ad abitare nei sobborghi, dove hanno ogni sorta di status symbols: casa di loro proprietà, automobile, pelliccia di visone, assicurazione contro il furto e l’incendio, assicurazione sulla vita. La moglie ha anche un’assicurazione sull’orgasmo. Se il marito non riesce a soddisfarla sessualmente, la polizza prevede un indennizzo mensile in denaro.
Non so cos’altro dirvi sul mio conto. Ho fatto lo scrittore e l’attore. Scrivevo per la televisione. Per diventare attore frequentai una scuola di recitazione. Come saggio finale demmo Gedeone di Paddy Chayefsky. In Gedeone io facevo la parte di Dio. Mi immedesimai tanto nella parte – secondo i canoni di quella scuola – che la vivevo anche fuori scena. Ero divino. Veramente favoloso. Andavo in giro in doppiopetto blu. Mi spostavo in tassì da un capo all’altro di New York. Davo mance da padreterno, come avrebbe fatto Lui. Una volta litigai con un tale, e lo perdonai. Sul serio. Mi aveva pestato un piede e io gli dissi: “Cresci e moltiplicati!” Ma non mi espressi esattamente così.

Mare Dentro

7 February, 2007 by Philapple

Il mare mi ha dato la vita e me l’ha tolta

Con queste parole, Ramon, il paraplegico del film Mare Dentro, descrive come ha fatto, in un momento di distrazione, a perdere la mobilità del suo corpo tuffandosi in un punto in cui il mare era troppo basso, battendo la testa sulla sabbia e, dunque, svenendo.
Avrebbe potuto, come diceva lui, morire lì, ma, purtroppo, una mano amica lo ha salvato proprio un secondo prima che la vita lo lasciasse e che emanasse il suo ultimo respiro.
Questa azione gli ha permesso di rimanere in vita o, forse è meglio, di non morire.
Perchè quella vita che sarà costretto a sopportare per più di ventisette anni, come dice lui, non è vita.
Dal momento dell’incidente Ramon non sente più niente alle mani, alle braccia, alle gambe, al busto; l’unica cosa che ancora gli funziona è la bocca, con la quale parla, scrive, disegna e dimostra al giudice del tribunale che è in pieno possesso delle sue facoltà mentali e che, dunque, può affermare di voler morire senza troppi problemi.
Ma la società, le persone, non sono pronte a questo passo, ad accettare questa volontà; ecco perchè Ramon sarà costretto ad uccidersi da solo, di nascosto, come un criminale.

Mr Bean’s Holiday [Trailer]

28 January, 2007 by Philapple

Sito ufficiale del film

Marie Antoinette

19 November, 2006 by Philapple

Nazione: U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 02:03:00
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Sito ufficiale: Sony Pictures Film/
Cast: Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis, Asia Argento, Marianne Faithfull, Aurore Clement, Guillaume Gallienne, Clementine Poidatz, Molly Shannon
Produzione: Columbia Pictures Corporation, American Zoetrope
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia

Trama: Maria Antonietta, figlia di Francesco I e Maria Teresa (imperatrice d’Austria) viene concessa in sposa, a soli 14 anni, al re di Francia.
E’ costretta dunque a traferirsi nella reggia di Versailles, a Parigi, dove sarà dovrà abituarsi all’ambiente nuovo (e totalmente differente rispetto a quello in cui era abituata in Austria) e entrare in contatto con il popolo francese, con il quale non riuscirà mai ad entrare in sintonia.
Smarrita e confusa Maria Antonietta allo scoppio della rivoluzione francese si schiererà dalla parte dell’aristocrazia e, proprio per questo motivo, verrà ghigliottinata…

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Match Point – Pezzo di film

28 October, 2006 by Philapple

Dietro le quinte del cinema

11 October, 2006 by Philapple

Dietro le quinte

Ho pubblicato e raccolto in un set di Flickr e sul mio sito web (eppol.net) delle fotografie e dei video della macchina da presa che “”utilizzo”" (non da solo…) certe volte per proiettare i film del cineforum della mia città.
Ecco i link per vedere filmati & immagini:

  • Fotografie
  • Video Macchina, parte 1
  • Video Macchina, parte 2


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  • Il diavolo veste Prada

    3 October, 2006 by Philapple

    Nazione: U.S.A.
    Anno: 2006
    Genere: Commedia
    Durata: 96′
    Regia: David Frankel
    Sceneggiatura: Aline Brosh mckenna
    Sito ufficiale: Fox International Microsites
    Cast: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Adrian Grenier, Tracie Thoms, Rich Sommer
    Produzione: 20th Century Fox, Fox 2000 Pictures, Peninsula Films
    Distribuzione: 20th Century Fox
    Data di uscita: 13 Ottobre 2006 (cinema)

    Trama: Andy Sachs, originaria di una città di Provincia, si traferisce a New York e trova lavoro come assistente di Miranda, direttrice di Runaway che è una famosa rivista americana di moda.
    Una posizione molto invidiabile se non fosse per il suo capo: una donna dispotica che la perseguita giorno e notte e non gli da mai tregua.
    Andy si trova dunque disorientata all’interno di un mondo a lei, fino a poco tempo fa, sconosciuto, costituito da abiti firmati e feste lussuose.
    Persino Emily, la prima assistente di Miranda, la tratta male e Nigel sembra essere l’unica persona ad avere un po’ di riguardo per la ragazza.

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    World Trade Center

    30 September, 2006 by Philapple

    Nazione: U.S.A
    Anno: 2006
    Genere: Drammatico
    Durata: 125′
    Regia: Oliver Stone
    Sceneggiatura:
    Sito ufficiale:
    Cast: Nicolas Cage, Michael Pena, Jay Hernandez, Armando Riesco, Maria Bello, Maggie Gyllenhaal, Donna Murphy, Patti D’Arbanville
    Produzione: Paramount Pictures, Double Feature Films, Intermedia Films
    Distribuzione: UIP
    Data di uscita: 13 Ottobre 2006 (cinema)

    Trama: Il film narra la vera storia di due poliziotti americani (John McLoughlin e William J. Jimeno) che sono rimasti sepolti sotto le macerie di Ground Zero dopo aver tentato di salvare alcune delle persone intrappolate a causa delll’attacco terroristico dell’11 Settembre del 2001 all’interno delle due torri gemelle.

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